Una gara di Mondioring

A cura di Mauro Borsa

Cloe e Gael Rioufferyt al Concorso di Mondioring svoltosi a giugno 2017 all’ACUV

Potrei iniziare con un “c’era una volta” perchè a volte la realtà e le favole si mischiano.
Nelle favole classiche c’è sempre un castello, in questa c’è un campo recintato con l’erba tagliata.
Nel campo ci sono tante persone che si muovono freneticamente, preparando quello che sarà la scenografia dello spettacolo: vanno avanti e dietro con disegni strani, teli, pali di legno e tutti gli allestimenti necessari.
A volte li senti sbraitare e capita sovente il piccolo battibecco dovuto alla preoccupazione di non finire in tempo.
Dietro ci sono almeno due settimane di lavoro e tensione che culminano
nelle ultime ore di preparativi il venerdì, ore arricchite dall’arrivo dei primi visitatori che vanno accolti con un sorriso e un caffè.
Le persone iniziano ad arrivare e creano in un parcheggio un piccolo
villaggio, qualcuno in tenda, qualcuno in camper. Nei giorni successivi quella sarà per loro casa, un surrogato magari distante centinaia di chilometri da quella vera.
Tu corri dietro ad ogni richiesta e le faccende a cui dare attenzione si accumulano una sopra l’altra rendendo la giornata pesantissima. A volte ti sfiora l’idea di gettare la spugna, salutare tutti e dire che non ce l’hai fatta, ma ogni volta trovi sempre una mano tesa per tirarti su, la mano di chi ci è già passato ed è stato aiutato a sua volta.
Venerdì sera, sei stanco e vorresti concludere la giornata chiudendo gli occhi e addormentandoti, invece ti siedi in quella casetta che vedi ogni giorno e che fa parte della tua vita. Ti riprometti che saranno solo due chiacchiere e invece inizi a parlare di cani, quell’argomento che pur essendo sempre lo stesso di tutti i giorni non è mai monotono, lo stesso argomento che anima la tua vita e mina il tuo sonno. L’orologio scorre inesorabile portando la sera verso la notte e lì ci si saluta perché il giorno dopo si va in scena.
Entri nel letto, chiudi gli occhi con l’intento di recuperare le energie per affrontare anche la giornata successiva. Quello che chiami letto è un materasso gonfiabile sistemato nella casetta a pochi passi da quel prato recintato, di tornare a casa non avresti avuto tempo.
Dormi un sonno agitato, pieno di ansie, preoccupazioni e altre meraviglie simili utili solo a non lasciarti riposare.
Sorge finalmente il sole e contro ogni più rosea aspettativa sei riposato, attivissimo e pronto a tutto.
Inizi ad imbastire le colazioni e aspetti che i ragazzi del tuo gruppo arrivino ad aiutarti.
L’adrenalina fa miracoli ma l’ansia e la tensione sono sempre lì appollaiate come un corvo sulla tua spalla.
Alle nove tutto inizia. I concorrenti attraversano uno dopo l’altro quel cancello che divide le chiacchiere dal vero motivo per cui ci si ritrova: mettersi in gioco e divertirsi con il proprio cane affrontando insieme le difficoltà.
Chi esce con un sorriso e chi con una lacrima, ma tu da buon padrone di casa cerchi un sorriso per tutti nonostante i problemi spuntino come funghi in autunno.
Pausa, finalmente si mangia! Tutti si siedono, mangiano, bevono parlando sempre dello stesso argomento, ancora e ancora. Forse dovrebbero rinchiuderci tutti…
La pausa è per tutti, ma non per te e il tuo gruppo, dovete fare in modo che nulla manchi e tutti si divertano.
Ti ritagli pochi istanti per mangiare un boccone veloce mentre passi da un tavolo ad un altro per scambiare due parole con tutti, il tempo è sempre poco e le persone tante. Le quattordici, chi opera in campo si alza e con loro tutti i commensali.
Si ricomincia.
Di nuovo ricomincia il meccanismo da catena di montaggio, uno entra e uno esce da quel cancello, che fa un effetto strano, ti riempie di adrenalina, paura, incertezza. Ti fa tornare bambino ma questa volta non ci sono mamma e papà lì con te, ci siete solo tu e l’altra metà del binomio che trepida per entrare: vi siete allenati un numero infinito di volte ma la certezza di poterlo condurre al meglio vacilla più ti avvicini a quel chiavistello, la tua tensione potrebbe influire sul suo lavoro.
Oggi il tuo compagno di giochi è rimasto a casa, non è questo il giorno in cui entrerete in quel campo, per questa gara la parte organizzativa ti assorbe totalmente.
Il pomeriggio passa lento per te e veloce per chi ti è venuto a trovare, sei ancora attivo, ti ritagli brevi momenti dove riesci a sederti per prendere fiato, sempre troppo pochi ma indispensabili.
L’ultima persona davanti al cancello, ti accorgi che ne hai visti entrare e uscire parecchi, ma di cosa sia successo dentro non hai visto molto.
Finita la gara entra in scena la griglia, ci sono concorrenti e spettatori che vogliono mangiare.
Tu sogni solo il letto ma prima di raggiungerlo sai benissimo che passeranno ancora delle ore, si ripeterà la scena della sera precedente: la casetta, il tavolo, le chiacchiere.
Stasera le chiacchiere riguardano tutte ciò che è successo in quel prato allestito, ti informi sul come è andata la giornata dei concorrenti e quale significato abbiamo quei numeri appesi sulla parete sotto gli occhi di tutti.
Ti accorgi che è tardi solo quando hai già messo piede nel giorno dopo, l’ultimo, quando poche ore ti separano dal gran finale.
Ti trovi a letto, il letto che da due notti ti ospita, sempre quel gonfiabile che per qualche ora sarà più accogliente di un letto a baldacchino.
L’alba della domenica.
Hai dovuto mettere la sveglia perchè la domenica non si scherza, gareggia la massima categoria.
Tutto ricomincia come il giorno prima, saluti e accogli chi è con te da due giorni e chi è arrivato solo quella mattina per entrare nel campo.
La domenica scorre diversamente, hai un po’ più di tempo libero e ti
puoi perdere in chiacchiere magari seduto, il via vai dal cancello è più lento, tra l’ingresso e l’uscita il tempo è raddoppiato.
Riesci anche ad affacciarti alla rete per vedere qualcosa e quello che succede all’interno ti lascia a bocca aperta, non riesci nemmeno a
staccarti da lì, continui a guardare e ritrovi il senso di tutto. Il binomio che lavora insieme, che collabora, lasciando margini di fiducia differenti è il motivo per cui hai fatto tutto questo e non vedrai l’ora di rifarlo.
Pausa pranzo, per l’ultima volta in questa gara ricomincerai il trantran, se qualcuno si fermerà a cena toccherà alla pizzeria occuparsene.
Gareggiano gli ultimi concorrenti.
Una volta terminate le prove bisogna allestire il tavolo con i premi di ringraziamento e per i vincitori.
Non tutti saranno soddisfatti del risultato, qualcuno tornerà a casa ripensando ai punti da migliorare e altri orgogliosi dei passi avanti che sono stati fatti: a tutti resterà comunque un ricordo della giornata, perchè varcare quel cancello è sinonimo di coraggio, a prescindere dal risultato.
Prendi cinque minuti per dire l’essenziale, ringrazi il tuo gruppo, chi è venuto, chi ti ha aiutato, ma ti accorgi che quelle poche veloci parole non rendono l’idea del lavoro che c’è stato.
Premi consegnati, amici salutati, anche per questa volta è finita.
Ridi pensando a te nei giorni precedenti, quando ti ripetevi che non ti saresti mai più impelagato in una simile impresa: stai già imbastendo l’idea per la prossima gara.
Ritorni fra le quattro mura che sono veramente casa, che riescono ad esserlo anche se ci trascorri pochissimo tempo, ci sono le persone che
la rendono tale.
Rimandi i racconti al giorno dopo, l’adrenalina che ti ha tenuto in piedi per giorni inizia a calare e appena ti infili sotto le coperte cadi in un sonno profondo con quel sorriso che dice tutto.
Quel sorriso che hai solo dopo aver organizzato una gara di Mondioring.

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